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Dare un senso alla diagnosi: La nuova edizione del Manuale Diagnostico Psicodinamico PDM-2

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Milano, 23 febbraio 2019

 

Seminario e laboratorio clinico

con 

 

 Vittorio Lingiardi

Dipartimento di Psicologia Dinamica e Clinica

Facoltà di Medicina e Psicologia,  Sapienza

Università di Roma

 

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ABSTRACT

Quando, nel 2006, uscì la prima edizione del Manuale Diagnostico Psicodinamico la nosografia psichiatrica era dominata da un approccio ateoretico e descrittivo, centrato sul sintomo, basato su criteri di presenza/assenza dei sintomi costruiti per identificare, in modo discreto, i disturbi mentali. Un impianto diagnostico targato DSM, inaugurato con la sua terza edizione (APA, 1980) e mantenuto, con qualche esitazione (abolizione della multiassialità, recupero della dimensionalità, proposta di un modello alternativo per i disturbi della personalità, e così via) fino all’ultima edizione (APA, 2013). Descrittività e ateoreticità erano finalizzate a rimuovere ogni residuo dell’influenza della psicoanalisi e a ridurre al minimo l’interpretazione soggettiva e inferenziale da parte clinici, tradizionalmente considerata una variabile “di disturbo” nelle ricerche sugli esiti del trattamento.

Reazione lenta ma ponderata, il “progetto PDM” si proponeva invece di offrire al clinico un approccio diagnostico psicodinamico basato sulla letteratura clinica e sulla ricerca empirica, che rispettasse, “disciplinandola”, la soggettività del paziente e del terapeuta e che fosse in grado di descrivere l’intera gamma del funzionamento individuale, dagli aspetti più manifesti fino agli elementi profondi che sono alla base dei suoi pattern emotivi, cognitivi, interpersonali e sociali più caratteristici.

Con una nuova edizione ampliata e completamente rinnovata, il PDM-2 (Lingiardi & McWilliams, 2015, 2107) ha voluto ribadire e rinforzare le intenzioni di una diagnosi che non fosse solo symptom-oriented, ma più attenta alle specificità dell’individuo e del suo funzionamento mentale nelle varie fasi del ciclo di vita. Condotto da varie task forces, il processo di revisione ha così dato vita a specifiche sezioni: Adulti, Adolescenti (12-18), Infanzia (4-11), Prima infanzia (0-3), Anziani, più un’ultima sezione interamente dedicata agli strumenti di valutazione e a casi clinici valutati secondo l’approccio PDM-2.

Giornata di Studio con Mauro Manica e Giovanni Foresti - Il problema dell'etica psicoanalitica fra identità e integrità

Visite: 1306

Sabato 9 febbraio 2019

  
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ABSTRACT

Il fattore etico è qualcosa che dona senso alla vita, qualcosa che può soltanto “diventare” o “essere” e che non può essere solo il prodotto di una ragione calcolante o di un processo cognitivo.

E' allora inevitabile che il tema dell'etica intrecci quello dell'identità, dove dimensioni individuali, dimensioni gruppali e dimensioni sociali si integrano, a volte in modo problematico, nella costituzione di un'identità psicoanalitica.

Gli autori propongono di riflettere nel corso della giornata di studio, attraverso la discussione di varie ipotesi (biologiche, logiche, filosofiche, istituzionali e formative) che possono concorrere alla definizione dell'identità psicoanalitica, sul come ogni singolo terapeuta, ogni singolo analista venga a sviluppare il senso di un proprio ruolo personale e professionale.

Viene sottolineata, però, anche la necessità di un'etica (del metodo e della cura) che non può mai essere trascurata quando si tratti dell'incontro di due soggettività, in una condizione di asimmetria e di inevitabile assunzione di responsabilità di un essere umano, nei confronti di un altro essere umano.

Senza identità e senza etica, come ha sostenuto Minkowski, non può esserci avvenire e si finirebbe “immersi nelle tenebre”.