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La terapia online ai tempi del Coronavirus - Giuseppe Craparo

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La terapia online ai tempi del Coronavirus

Giuseppe Craparo

Docente di Psicologia clinica (Università Kore di Enna) e socio ordinario Associazione di Studi Psicoanalitici

 

 

Nell’Anno del Coronavirus, perché è in questo modo che ce ne ricorderemo, la casa da luogo privato della nostra intimità, del nostro Sé assume i tratti di un posto in cui siamo chiamati a difendere non solo la nostra sopravvivenza ma anche quella degli altri. Insomma, non ci si chiude a casa per evitare il contatto con l’Altro, per prendersi una pausa dal mondo che sta lì fuori, ma per un atto di solidarietà, un atto di cura interpersonale: ci prendiamo cura dell’Altro prendendoci cura di noi stessi per poter ritornare ad abitare il mondo lì fuori. Un fatto senza precedenti.

E se pensiamo a coloro che nella loro vita hanno scelto di spendere le proprie competenze, sensibilità, tempo, emotività, la propria storia personale per fornire un aiuto psicologico, la casa diventa in tutto e per tutto il luogo in cui prendersi e avere cura dell’Altro (i pazienti). Ma è il come possiamo farlo che risulta del tutto singolare, almeno per coloro che non lo avevano preso in considerazione sino ad oggi: mi riferisco al digitale, alla Rete, alla possibilità di fare clinica attraverso lo schermo del proprio computer. C’è stato uno sconvolgimento di ordini, tanto che se fino a qualche settimana fa molti psicologi, psicoterapeuti o psicoanalisti pensavano impossibile o sostanzialmente improduttivo svolgere una terapia online, oggi si trovano giocoforza a non poterne fare a meno: il digitale è diventato infatti l’unico strumento, o quantomeno quello maggiormente utilizzato, da tutti gli specialisti del mondo psy per non lasciare soli i propri pazienti o quelli che fanno loro richiesta per un supporto o una terapia a causa dei timori e dello stress indotti dalla pandemia da Coronavirus. Mai come oggi avvertiamo di fare parte di una “infosfera” (Floridi, 2020), di un mondo di connessioni, di dati all’interno di uno spazio tanto etereo quanto reale. Parlare di terapia online non è semplice. Si tratta di un argomento dibattuto, in alcuni casi liquidato con sufficienza, in altri accolto con troppa faciloneria ed acritico entusiasmo. I primi si sono irrigiditi limitandosi a sottolineare le ovvie diversità rispetto all’incontro fisico con un paziente. I secondi ne hanno invece elogiato potenzialità e successi spesso frutto di aspirazioni personali e posizioni ideologiche. Per fortuna c’è anche chi ha sempre guardato al trattamento online in maniera scientifica, cercando di comprenderne potenzialità e limiti.

Si tratta nel complesso di differenti posizioni legate a diversi modi di reagire nei confronti di una qualsivoglia novità o cambiamento, come è quello introdotto dall’online in generale e della terapia online in particolare. È indubbio che i cambiamenti portano in nuce l’esperienza del lutto, della separazione dalle abitudini, dal già conosciuto, che ci inducono a chiederci: “Sarò in grado?” “Quale pericolo c’è?” “Perché in questo momento?” “Che cosa mi aspetta nel futuro?” e così via. Di fronte all’incertezza e al dubbio elicitati da un cambiamento alcuni vi scorgono possibilità, nuove occasioni di sperimentarsi, di esplorare, di agire creativamente, altri invece reagiscono come se ci si trovasse di fronte ad una minaccia catastrofica contro cui difendersi strenuamente: si tratta il più delle volte, in quest’ultimo caso, della negazione di chi non intende confrontarsi con la paura e l’angoscia quando è messo di fronte ad una frattura, che segna un prima e un poi, introdotta da un cambiamento.

Sono tutte queste le stesse dinamiche che hanno caratterizzato il confronto con la pratica online, certamente non sovrapponibile a quello offline, ma che se colta nei suoi limiti e nei suoi punti di forza può essere un valido ed efficace strumento di cura, come peraltro confermano numerosi studi (si vedano a tal proposito i lavori di Giuseppe Riva).  E se è vero che di necessità possiamo farne virtù, ritengo che questo momento porterà non solo ad un più accurata conoscenza e consapevolezza del trattamento online, ma anche ad un nuovo modo di pensare la psicoterapia e la psicoanalisi. Non parlo di un superamento della terapia tradizionale, ma di un suo arricchimento. Sono convinto che soprattutto i psicoterapeuti psicodinamici e gli psicoanalisti (entrambi un po’ indietro nella ricerca su questa tematica) nutriranno un maggiore interesse clinico e di ricerca sulla pratica online, e saranno più propensi a valutarne con sempre maggiore cognizione le potenzialità e l’efficacia (in termini sia di efficacy che di effectiveness).