

TITOLO
La parola come cura
AUTORE
Gaetano Benedetti
CASA EDITRICE
Franco Angeli
RECENSIONE
“Senti anche Tu a volte / il chiasso insopportabile / del silenzio che nelle mie orecchie grida, / sinché le pareti tremano, / un passo dopo l’altro / lentamente s’approssimano minacciose? Conosci la grande morte / che portano negli occhi / giù, nella città, occhi infossati / in gialle facce, sotto capelli sottili, / pre-senti tu la morte nelle loro vene piene di cicatrici?”
Dalle poesie di un paziente di Gaetano Benedetti
La psicoterapia di Gaetano Benedetti si configura come incontro esistenziale che facendo toccare al terapeuta il limite della non-esistenza del paziente, gli permette di darle voce e di strapparla alla condanna della non dualizzazione e della perdita di senso e di simboli.
In sessant’anni di cura della malattia mentale, questo esperto di fama internazionale, autore di oltre cinquecento pubblicazioni e maestro di tre generazioni di psicoanalisti dell’Associazione di Studi Psicoanalitici (ASP) e della Scuola di Psicoterapia Psicoanalitica (SPP) di Milano, ha continuato a lottare per la dignità, la salvezza, la cura dei “folli”, approfondendo ed elaborando un modello originale di psicoterapia della psicosi. La sua capacità di trasmettere al terapeuta,oltre che un metodo, anche una profonda ed etica tensione esistenziale permea tanto gli scritti e le testimonianze dei suoi ex-allievi e collaboratori, qui raccolte e curate per l’ASP da Daniela Maggioni, quanto il libro-intervista L’Expérience de la psychose (Erès Ed., 2003) di Gaetano Benedetti e Patrick Faugeras, psicoanalista francese che ha saputo “incontrare” Benedetti e introdurlo in Francia.
Si trovano qui illustrati, nel materiale clinico di impressionante verità, i concetti di dualizzazione, positivizzazione,psicopatologia progressiva e, in particolare, di soggetto transizionale, uno dei concetti più originali creati da Benedetti.
Questa raccolta si rivolge a psichiatri, psicologi, psicoterapeuti, psicoanalisti e operatori nell’ambito della salute mentale che non vogliono rassegnarsi a condannare “il chiasso insopportabile del silenzio” all’incomunicabilità ed alla sola risposta farmacologia.

