Stella Bellini – Per monstra ad Sphaeram

La notizia del primo contagiato a Codogno mi raggiunse quasi in sordina, non ci feci caso. La sera dopo ero a teatro e ancora prima in un piccolissimo delizioso locale strapieno di gente a bere bollicina km0 (o quasi) e accompagnandola ad uno squisito culatello (anche quello rigorosamente filiera corta) poi teatro in un palco minuscolo in 5 o 6 persone a trepidare per la musica, vicinissimi; nell’intervallo altri arrivavano per conversare, sempre in quel minuscolo spazio, poi si scendeva nel foyer per lo struscio socio-culturale. Ma anche molto edonistico-esibizionistico, se mi permettete una battuta. Questo scenario appare ora totalmente irreale, lontanissimo e frutto della fantasia di un poeta più che una solida, usuale e dolce realtà delle nostre vite solo 15 mesi fa. Naturalmente torneremo a farlo ed i teatri stanno riaprendo ma ci vorrà tempo, ancora tempo. Quella sera stessa, il 22 Febbraio, arrivò l’ordinanza del Sindaco: a Cremona si chiudevano le Scuole e fu l’inizio. A teatro, quella sera vidi persone che poi sarebbero morte nell’arco di 15 giorni. Si tardò a fare del nostro territorio zona rossa, purtroppo, perché a Codogno con le chiusure tempestive si scongiurarono parecchi morti. Ricordo la dissennata euforia della movida del 7-8 Marzo: scriteriata, assurda. Non fu mai vera zona rossa perché le attività importanti non furono fermate. Come a Nembro, come in Val Seriana si continuò a lavorare e a morire poiché i signori feudali dell’ingranaggio chiesero e ottennero il loro tributo di sangue e fatturato. Le sirene delle ambulanze cominciarono a intessere il silenzio delle nostre strade perché a quell’isterico fine settimana già nel baratro della pandemia seguì il lockdown.

Sì. La serrata, la chiusura totale, o meglio, la clausura. https://www.huffingtonpost.it/entry/pronta-a-testare-il-vaccino-perche-non-si-ripeta_it_5f4f72d8c5b6fea87462b856?utm_hp_ref=it-stella-bellini Ritengo fosse inevitabile, naturalmente, a quel punto e anzi fin troppo tardivo ma rimane il fatto che fu difficile, difficilissimo, al limite della possibilità di sopportazione: al grido scomposto delle ambulanze, incessante, si univano in un contrappunto alienante le auto della polizia locale che con i loro altoparlanti transitavano a passo d’uomo per le strade cittadine scandendo messaggi per la popolazione “rimanete in casa, non uscite se non in caso di estrema necessità”. Il nostro ospedale era al collasso e gli sforzi sovrumani di medici e personale sanitario compensavano solo parzialmente la totale incapacità dei vertici regionali di fronteggiare la situazione, anche soltanto con il corretto rifornimento dei dispositivi di protezione e dei reagenti per i tamponi, ricordate? Non c’era nemmeno il Tocillizumab che sembrava essere una cura efficace (ma era tutto così nuovo che anche le terapie si studiavano in itinere). Seppi poi che la cappella dell’ospedale era stata svuotata dai banchi per la preghiera e riempita di bare, era stracolma di quei poveri defunti in attesa di un funerale solitario, così come era stata la loro fine. Si ammalarono il Sindaco e il vescovo, rappresentanti rispettivamente del potere temporale “spirituale”, per così dire, ma soprattutto simboli e punti di riferimento per la tenuta della comunità: eravamo tutti in una Bolla, sospesi tra la capacità di resistere e il terrore. Chi come me, si sentiva caricata di maggiori responsabilità verso gli altri, tentava di veicolare messaggi rassicuranti, calma e padronanza ma era dannatamente difficile. https://www.laprovinciacr.it/video/cremona-e-il-cremonese/268744/video-sperimentazione-reithera-le-motivazioni-dei-volontari.html
La capacità di resistere nella Bolla, ecco la cosa più stupefacente.
Sì, perché abbiamo resistito quei due mesi chiusi in casa e poi nelle successive zone a colori: le persone hanno trovato la forza di dare una nuova forma, per quanto meno soddisfacente e piena, alla socialità, al lavoro, alla scuola. https://www.welfarenetwork.it/cremona-covid-questo-s-conosciuto-primi-risultati-20210426/

Quella nuova forma si chiamava e si chiama: Meet, Zoom, DAD, chiamata multipla Watsapp, Classroom, Skype, Webinair delle più incredibili fogge. Aperivirus virtuali in pochi o in comitiva tutti dentro questo variopinto acquario (chiusi dentro la bolla): Internet.
Internet, l’entità pervasiva che permea il XXI secolo, l’oggetto del meraviglioso film di Herzog “Lo and Behold – Internet: il futuro è oggi” nella sua assoluta immaterialità è, ed è stato materiale, ha conferito solidità alle nostre vite sul punto di evaporare in una nebulosa domestica, nella serrata domiciliare, mentre intorno a noi le persone svanivano per davvero. https://it.wikipedia.org/wiki/Lo_and_Behold_-_Internet:_il_futuro_%C3%A8_oggi

Internet che domina, non solo le nostre vite, ma tutto il nostro costrutto sociale ed economico (basterebbe un brillamento solare per smaterializzarlo, come ci dice Herzog) si inabissa nei cavi sotto le nostre città e poi riemerge trovando alloggio nelle “Server Farms” che non sono fattorie ma anonimi cubi di cemento (contenenti svariati server potentissimi) volutamente poco appariscenti, a volte ingentiliti in fogge confidenziali, rassicuranti. Quando si danneggiano questi, solo apparentemente insignificanti, centri nevralgici per motivi banali ed accidentali (un incendio, ad esempio) si ferma tutto, mezza Europa compresa, come è capitato alcuni mesi fa. https://www.wired.it/internet/web/2021/03/10/incendio-data-center-ovh-strasburgo/

Ciò che è sommamente immateriale ha dato materialità alle nostre vite: ci ha permesso di lavorare, di studiare, di vedere i nostri cari in modo faceto ma anche per l’ultima volta, prima del distacco supremo, quando erano in ospedale. Le video chiamate sono state l’ultimo baluardo, solidissimo e concretissimo, dello scambio emozionale e del commiato.
Credo che le conseguenze di questa “smaterializzazione”, storia di una straordinaria tenuta umana siano ancora in fieri e sarà affascinante osservarle ma forse anche viverle.

Architetto. Dott. Stella Bellini

Consigliere Comunale – Cremona

1 Commento

  • admin

    Aprile 18, 2020 - 3:56 pm

    “ Margarita Tartakovsky, M.S. is an Associate Editor and regular contributor at Psych Central. Her Master’s degree is in clinical psychology from Texas A&M University. In addition to writing. about mental disorders, she blogs regularly about body and self-image issues on her Psych Central blog, Weightless. ”

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