Questo mio articolo nasce dall’osservazione quotidiana delle mie figlie adolescenti che loro malgrado da qualche settimana sono costrette a stare a casa, senza poter frequentare gli amici e i compagni di classe e di sport se non in modalità online, attraverso i loro smartphone. Aggiungerei all’elenco anche i miei pazienti adolescenti che, con le dovute protezioni o su skype, ho continuato a seguire in psicoterapia. Nonostante sia interessato ed impegnato da molto tempo nello studio del funzionamento mentale degli adolescenti, mai avrei immaginato che in questo periodo di allarme sociale e di profondo cambiamento delle abitudini della vita quotidiana, i teenagers avrebbero dato dimostrazione di assumere comportamenti così adeguati alle richieste della società.
A dispetto dell’ampia letteratura sull’argomento che descrive i giovanissimi come impulsivi e riottosi alle richieste dell’adulto, assistiamo invece oggi al senso di responsabilità dei loro comportamenti quotidiani, che dimostrano la loro comprensione della situazione sociale. Ma come può succedere tutto ciò a dispetto di tutto quello che si è sempre detto degli adolescenti e della loro volubilità? Credo che la spiegazione sia da ricercarsi nel mondo virtuale di internet in cui da alcuni anni, nostro malgrado, i nostri figli risiedono senza accusare particolare disagio. Per contro, osserviamo il gruppo degli anziani che, come se avessero dimenticato di attaccare la spina del televisore che permetterebbe loro di collegarsi alle decine di telegiornali disponibili sulle reti televisive, rifiutano di uniformarsi alle perentorie richieste del Governo.
Quello che balza agli occhi, non è di certo un differente livello di educazione civica degli individui che con le generazioni si è perso, ma altresì delle risorse affettive e cognitive che con il passare degli anni inesorabilmente si sono affievolite a discapito degli anziani. Quello che oggi appare evidente è che gli adulti stanno facendo una grande fatica a trovare un nuovo equilibrio psicosociale a differenza degli adolescenti che stanno dimostrando inaspettate capacità di resilienza. Il pensiero, allora, va subito al bellissimo libro di Daniel Siegel, “La mente adolescente” in cui si descrivono con grande chiarezza e lucidità scientifica le risorse psichiche degli adolescenti che a dispetto dei luoghi comuni, sono superiori ai loro aspetti negativi. Così l’autore scrive a pag. 19: “ I cambiamenti che avvengono a livello cerebrale nei primi anni dell’adolescenza predispongono alla comparsa di quattro caratteristiche: 1) la ricerca di novità; 2) il coinvolgimento sociale; 3) una maggiore intensità emotiva e 4) l’esplorazione creativa. A proposito di quest’ultimo punto, mi viene da pensare a come gli adolescenti in psicoterapia siano stati capaci di dimostrarmi che l’esplorazione creativa possa essere applicata anche a un ambito così intimo e particolare quali sono le interazioni psicologiche.
In questo periodo di Coronavirus e di sedute fatte online, spesso attraverso il piccolo schermo dell’Iphone, gli adolescenti mi hanno insegnato che la relazione conta più del setting, così come noi psicoanalisti lo intendiamo. Se vogliamo andare più nello specifico di queste risorse degli adolescenti e vogliamo comprendere cosa c’è alla base della riuscita delle psicoterapie online, dobbiamo cercare aiuto nell’intersoggettivismo di Stern. Nella spiegazione che l’autore fa della matrice intersoggettiva dei momenti presenti, che sono il concetto base su cui si fonda il suo lavoro di ricerca in psicoterapia, troviamo che la spiegazione di questo fenomeno passa soprattutto attraverso quella interpenetrazione delle menti che consente di dire: “ Io so che tu sai che io so”. Questo semplice assioma psichico, molto più del paradigma pulsionale freudiano, spiega come sia possibile trovare una interconnessione psichica nelle psicoterapie online con gli adolescenti. D’altra parte l’evoluzione neurobiologica del nostro cervello ci permette di intuire e di sintonizzarci emotivamente con l’altro, semplicemente osservandone il volto e ascoltandone il tono della voce, tutte cose possibili attraverso le psicoterapie online. La natura ha formato il nostro cervello in modo da intuire le intenzioni e i pensieri dell’altro, attraverso il racconto delle sue esperienze vita quotidiana.
Come la scoperta dei neuroni specchio ci ha insegnato, il nostro sistema nervoso è predisposto per fare esperienza relazionale dell’altro come se fossimo nella sua stessa pelle, entrando così in risonanza emotiva con lui. Tutto questo bagaglio emotivo-affettivo ci permette di realizzare le psicoterapie cosiddette “virtuali” al tempo del Coronavirus e di farle procedere e sviluppare come se il paziente fosse nella nostra stanza.
Debbo dire che per me queste terapie “virtuali” non sono una novità perché già sette anni fa le ho iniziate a realizzare con adulti che per motivi di lavoro si sono trasferiti per un certo periodo all’estero. Al ritorno in studio, in un setting classico, mi hanno tutti riferito di essersi trovati bene e a proprio agio, e che il nuovo setting online ha permesso loro di continuare degnamente il percorso che avevano iniziato in studio. A tutt’oggi, quindi, sono arrivato alle psicoterapie attraverso il cellulare con gli adolescenti in questo periodo di sospensione della vita quotidiana di ciascuno di noi, dopo diversi anni di esperienza con gli adulti. Non ci dovrebbe stupire, inoltre, la facilità con cui i miei pazienti adolescenti abbiano accettato di continuare a farsi seguire online. Dopotutto, lo spazio virtuale di internet per i nativi digitali, è qualcosa che fa parte del loro patrimonio psichico personale.
Quello che per noi è ancora una novità molto particolare dettata dall’eccezionalità di un momento storico di pandemia, per i ragazzi è la realtà in cui sono nati e cresciuti. Per loro incontrarsi attraverso un vetro illuminato che fa vedere l’altro a mezzo busto, non è un problema, almeno non lo è nella misura in cui lo è per noi. Il dato di fatto è che la loro plasticità e duttilità mentale li predispone a questa tipologia di condivisione relazionale che è il mondo virtuale. Quello che a noi psicoanalisti ci potrebbe frenare nell’evoluzione di questa particolare pratica della psicoterapia online potrebbe essere solo la nostalgia del “vecchio setting” classico o i nostri sensi di colpa per non essere sufficientemente ortodossi e in linea con gli insegnamenti che abbiamo ricevuto. Gli adolescenti, invece, con la loro creatività e forza propulsiva ci spronano a continuare in questa pratica perché soprattutto in questo periodo hanno particolarmente bisogno di noi adulti e noi psicoterapeuti abbiamo il dovere di incontrarli utilizzando gli strumenti che fanno parte del loro quotidiano.
Quando ho regalato alle mie figlie, all’ inizio della loro adolescenza, fra mille dubbi e paure l’ Iphone, mai avrei immaginato quanto mi sarei complimentato con me stesso per la scelta fatta. I loro insegnamenti sull’uso dello strumento e la familiarità con lo stesso che mi hanno permesso di ottenere, mi ha portato a essere stato capace di attivarmi celermente nelle richieste di terapia dei miei pazienti. La sfida al mondo degli adulti che gli adolescenti di ogni epoca hanno lanciato con la forza e energia che è loro tipica, al tempo del Coronavirus, deve essere da noi raccolta e messa a disposizione della loro odierna richiesta di aiuto. Pensiamo per un momento se nel bel mezzo delle nostre psicoterapie con gli adolescenti, sopraffatti dalla velocità di arrivo della pandemia, non fossimo stati capaci di offrire loro una degna continuazione del loro percorso psicologico. Cosa avrebbero pensato di noi e della nostra capacità di curarli? Noi adulti avremmo ancora potuto affermare che i problemi degli adolescenti sono dovuti alla loro incapacità di empatizzare con la generazione dei loro genitori? Avremmo ancora potuto parlare dei cambiamenti strutturali della mente dell’adolescente al posto di capire che il mondo digitale ha strutturato il pensiero degli adolescenti e noi non possiamo fare a meno di condividere con loro questa rivoluzione? La questione fondamentale credo stia nel fatto se siamo veramente capaci di rinnovarci e di modificare le caratteristiche del nostro lavoro in modo da contattare il nostro giovane paziente là dove funziona e richiede il nostro intervento.
Credo che un’analoga sfida l’abbia vissuta Tommaso Senise quando ha deciso di occuparsi di adolescenti in difficoltà. Immagino che solo la sua forza d’animo e la sua compassata irriverenza verso i dogmi della psicoanalisi lo abbiano sostenuto nel modificare il setting e renderlo più agevole agli adolescenti. Con la dovuta umiltà e i dovuti distinguo, credo che oggi nella psicoterapia con gli adolescenti realizzata attraverso lo smartphone si possa ritrovare un’analoga rivoluzione del setting. In aiuto di questo difficile percorso di cambiamento dell’assetto teorico-tecnico della psicoterapia con gli adolescenti, possiamo rivolgerci alla psicoterapia di matrice intersoggettiva di cui Stern ci ha parlato nel suo libro “ Il momento presente in psicoterapia e nella vita quotidiana”. Nella psicoterapia con l’adolescente, attraverso lo smartphone si realizzano pienamente i concetti che troviamo nel suo libro, che lo ricordo è apparso per la prima volta in Italia nel 2005. Nella concezione di Stern delle relazioni significative, la psicoterapia permette all’adolescente di realizzare il suo desiderio di intersoggettività che nasce dal suo bisogno di essere conosciuto e riconosciuto dall’adulto. Come per tutti i pazienti, così anche per gli adolescenti, il loro desiderio principale di essere conosciuti attraverso la psicoterapia permette loro di accedere ad un importante fenomeno relazionale in cui entrambi diventano capaci di creare e co-creare a livello bi-personale. Nasce così quella danza relazionale che Stern ci ha spiegato essere alla base di ogni relazione significativa, compresa la psicoterapia individuale.
In questo periodo in cui il Coronavirus ha monopolizzato il pensiero, i sentimenti e i comportamenti, gli adolescenti sentono particolarmente il bisogno di venire in seduta. Direi meglio, dato che le sedute oggi si fanno online attraverso l’Iphone, sentono il desiderio di entrare in quello spazio (virtuale) e condiviso con il terapeuta, che riesce a dare loro un senso di partecipazione ed identità. All’interno delle nostre sedute e nella relazione psicoterapeutica con l’adolescente, rispondiamo implicitamente alle sue domande del tipo:”Chi sono? Dove sto andando?”. Nel tempo e nello spazio (virtuale) delle sedute l’adolescente trova, incontro dopo incontro, il proprio orientamento intersoggettivo così importante nel rapporto con se stesso e con gli altri. Se l’adolescente perde questa capacità di orientamento si sente ansioso e in difficoltà. A questo punto, inoltre, potrebbe sorgere nel ragazzo la paura di sentirsi solo, soprattutto in questo periodo in cui non si parla d’altro che di morti per infezione, lutti e malattie. Lo sguardo dello psicoterapeuta in seduta, anche se visto dall’adolescente attraverso lo schermo del cellulare, lo può aiutare a rinforzare il suo senso di identità e coesione. Credo che i teenagers rimangano loro stessi solo attraverso gli incontri intersoggettivi con l’altro. E’ facile comprendere a questo punto quanto sia importante per gli adolescenti in terapia continuare le loro sedute online con il loro terapeuta. Proseguire la condivisione mentale con l’altro anche se attraverso lo schermo del proprio cellulare permette al ragazzo di continuare ad avere quell’interazione che lo protegge dai pericoli rappresentati dalla fragilità del suo sé.
Anche attraverso la rete internet, la motivazione intersoggettiva permette di regolarizzare attivamente il processo terapeutico seduta dopo seduta, consentendo così alla psicoterapia di realizzarsi. Per quanto riguarda il tempo della seduta, è tutto sommato semplice rispettare le regole dell’incontro che fino a quel momento si erano mantenute. L’inizio della seduta verrà sancito dalla richiesta di collegamento internet dell’adolescente, che si prenderà la responsabilità di dare inizio all’incontro tramite skype o whatsapp video. Per quanto riguarda invece lo spazio dell’incontro, lì possiamo osservare che la situazione è profondamente diversa da quella usuale. Trovandosi di solito a casa, gli adolescenti non sono molto accorti nel ritagliarsi uno spazio protetto dall’intrusione di altri loro familiari. Capita spesso, infatti, che i fratelli, le sorelle o ogni sorta di animale da compagnia dei nostri pazienti arrivino improvvisamente a partecipare alla nostra seduta. Di solito i più imbarazzati in queste circostanze sono i terapeuti che si sentono catapultati improvvisamente in una dimensione insolitamente anomala. Personalmente, sono sempre più convinto che queste improvvisate del mondo reale dell’adolescente all’interno della psicoterapia non siano così casuali. Il desiderio del nostro paziente è quello di farci vedere lo spazio fisico reale dove normalmente vive. Le sue aspettative, non troppo celate, sono quelle di farci conoscere gli animali con cui vive o i suoi fratelli o sorelle, di cui normalmente parla malissimo ma che è importante mostrarci attraverso lo schermo del nostro cellulare. Per quanto riguarda i suoi genitori, il nostro adolescente in terapia sa che li conosciamo e li incontriamo regolarmente, per cui il suo desiderio di farceli vedere è parziale e limitato.
Durante le psicoterapie online ci accorgiamo della mancanza di un limite spaziale che definisca e contenga il mondo interno del paziente, cosa che è senz’altro una mancanza importante e da non sottovalutare in questa tipologia di interventi.
La mia esperienza di psicoterapia con gli adolescenti, in questo periodo di emergenza, mi ha insegnato che il sentimento di paura e timore che sopraggiunge quando i ragazzi propongono qualcosa di nuovo, debba essere ben rielaborato, perché spesso quello che noi pensiamo essere degli agiti sono in realtà delle proposte relazionali che è importante saper cogliere.
Concludo sottolineando, quindi, che la possibilità di realizzare con loro setting nuovi e diversi in cui poter sperimentare nuove modalità di tempo e soprattutto spazio in seduta è stata un’esperienza arricchente e gratificante.Dott. Paolo VassalloPsicologo – PsicoterapeutaPsicoanalista IFPSDocente di psicoterapia dell’adolescenzaScuola di Psicoterapia Psicoanalitica di Torinop.vassallo@me.comvia de Sonnaz, 618100 Imperia
Bibliografia
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“Analisi terminabile e interminabile in adolescenza” Franco Angeli-2001.
“Psicoterapia breve di individuazione” M.T.Aliprandi, E. Pelanda, T.Senise-Feltrinelli-2004.
“Il Momento Presente” Daniel Stern. Raffaello Cortina-2005.
“Esiste la psicoanalisi dell’adolescenza?” a cura di J.André, C. Chabert-Franco Angeli- 2011.
“Il Lavoro con i genitori” Kerry Kelly Novick , Jack Novick . Franco Angeli- 2013
“Costruire l’Adolescenza -tra immedesimazione e bisogni-“ Pietro Roberto Goisis. Casa Editrice Mimesis, 2014
“L’adolescente e il suo psicoanalista” Cahn, P.Gutton, P.Robert, S.Tisseron. Casa Editrice Astrolabio, 2014.
“L’adolescente e il suo psicoanalista” Cahn, P.Gutton, P.Robert, S.Tisseron- Casa Editrice Astrolabio- novembre 2014
“La mente adolescente” Daniel j. Siegel – Raffaello Cortina – 2014
“Ragazzi non pensati, esperienze di cura con gli adolescenti – un contributo psicoanalitico-“D. Alessi, L. Bergamaschi, F. Codignola, G. Galli, A. I. Longo, A. Moroni, F. Piccinini, A. Viani.- Mimesis, 2016
“La psicoterapia breve in adolescenza – un modello integrato”– A cura di Maria Clotilde Gislon e Valentina Franchi. Mimesis- 2018
“Quando la psicoterapia ha il tempo contato”.VV. golem Edizioni.2018
“Adolescenti senza tempo-Massimo Ammanniti” Raffaello Cortina, – 2018.
“Coinvolgimenti analitici con gli adolescenti” Mary T.Brady. Casa Editrice Astrolabio- 2019

